
Il 2011 si accinge a terminare, con la bella novella della svolta epocale del passaggio del nostro Comune dal centrodestra al centrosinistra.
Per questo motivo, soprattutto, ci attendono appuntamenti di grande rilievo, che siano in grado di confermare definitivamente che quella svolta epocale era necessaria.
Si dice che il ‘900 sia stato il secolo della grande crescita e dell’affermazione delle istanze democratiche in una vasta parte del mondo. Io credo che ciò sia vero solo in parte, in quanto quel secolo ha anche, e soprattutto, evidenziato in modo drammatico i segni di una profonda crisi, che questo scorcio del 2000 ha ulteriormente aggravato.
Qualcuno, con poca fantasia, cerca di far passare tutto ciò come una crisi temporanea di un modello di vita; può anche essere ma io non ne sono convinto.
A parer mio questa crisi deriva, soprattutto, da due aspetti principali e fondamentali della democrazia e della vita dell’uomo:
= l’assenza di partecipazione;
= un sistema politico-socio-economico ormai in crisi irreversibile che non sarà più in grado di risolvere i gravi problemi della gente.
Pezzi sempre più consistenti di quelle che una volta chiamavamo “masse” si sono profondamente integrate nel modello del consumismo più sfrenato, e ipocritamente, privandosi di conquiste fondamentali per la nostra vita, hanno voltato le spalle agli strumenti della partecipazione, aumentando la delega a personaggi che non la meritavano ed estraniandosi completamente dai processi politici.
In questo scenario, sul quale incombono ombre minacciose, come quella del grande potere mediatico, o delle forze che fanno di tutto per scardinare il nostro sistema democratico, sono soprattutto le forze progressiste ad avere la peggio, perché le manca quell’alimento dello spirito che gli veniva dall’impegno e dalla passione di tanta gente, che nelle forme collettive più svariate agivano nella società, cogliendone i fremiti più profondi e contribuendo a farla crescere nella democrazia.
Penso che questo andamento non sia irreversibile. L’esperienza ha sempre insegnato che la storia poggia le sue basi su processi oggettivi e che è sempre determinante la capacità soggettiva di riuscire a segnare in modo profondo questi processi, trasformandoli e orientandoli quando è stato necessario.
Inoltre, tutto ciò insegna che le grandi scelte collettive, non subite, ma vissute e condivise, hanno sempre avuto la forza dirompente, capace davvero di indirizzare la storia.
Da anni, ormai, assistiamo impotenti a lunghi momenti di pauroso ripiegamento delle forze progressiste schiacciate da una specie di auto frustrazione da una parte, ed a scelte sbagliate, strategie inefficienti a far fronte a questa disfacimento dall’altra, che, purtroppo, noi stessi, con la nostra indolenza alimentiamo.
Come dice spesso un caro amico, “abbiamo negato noi stessi … quando pensavamo di poter sostituire la nostra forza, la nostra linfa vitale, che é appunto la partecipazione, con l’autorevolezza di un leader o con qualche campagna comunicativa …”, ed io aggiungo, dando il potere in mano a gruppi culturalmente sottosviluppati, attaccati a quel potere per motivi personali o di appartenenza.
Arriverà mai il momento della ripresa? Certo, potrebbe anche cominciare da questo 2011. Non ho ben presente ciò che si dovrebbe fare, anche se sento che una profonda e forte autocritica potrebbe essere un buon inizio, come lo potrebbe essere il favorire un profondo ricambio della classe dirigente.
Ma ciò, certamente, non basterà a produrre quel necessario cambiamento, soprattutto, se le forze progressiste non saranno in grado di impegnarsi seriamente per riappropriarsi della politica, rifondando comunità democratiche che sappiano affondare le loro radici nell’aspetto fondamentale e fondante della democrazia: la partecipazione.