ORBETELLO: 27 GENNAIO 2010 - GIORNO DELLA MEMORIA.
Mercoledì, 27 Gennaio 2010
Michele Bolgia, nato a Roma il 14 marzo 1894, trucidato dai nazisti alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944, discendente di una vecchia famiglia orbetellana, il cui padre emigrò a Roma per motivi di lavoro.
Ferroviere a Roma, di servizio alla Stazione Tiburtina, durante i turni di notte, coraggiosamente, spiombava i carri merce pieni di deportati italiani che i nazisti trasportavano in Germania, nei loro campi di sterminio.
Giovanni Bolgia, fratello del nonno del nostro eroe, ventenne, nel 1860 si imbarcava a Talamone con i Mille di Giuseppe Garibaldi per partecipare alla famosa spedizione in Sicilia. Un filo invisibile, forte ed importante, lega i due personaggi alla storia italiana e ci permette di comprendere fino in fondo la figura grande del nostro Michele.
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Nel 2004, Il Circolo Culturale Orbetellano “Gastone Mariotti” ricordo ad Orbetello Michele Bolgia con una bella manifestazione e con la pubblicazione di un interessante opuscolo, del quale trascriviamo l’introduzione:
Il 1900 è stato uno dei secoli più contraddittori e convulsi dell’umanità. Un secolo di grandi illusioni, di utopie, di ideologie contrastanti e devastanti, che hanno scosso e insanguinato la storia con guerre epocali e incredibili orrori.
Scelte avventate e bellicose precipitarono l’umanità nell’inferno di una guerra, che si diceva breve, voluta dalla prepotenza di voler sottomettere il mondo ad ideali aberranti. Scelte sbagliate che si rivelarono ben presto persino a coloro che avevano conservato sino a quel momento entusiasmi ed illusioni. La guerra non fu breve ma lunga, molto lunga, e il mondo fu precipitato nel baratro.
Su questo fondale si proietta la tragica storia della famiglia di Michele Bolgia narrata con semplicità dal figlio Giuseppe e pubblicata dalla Rivista “Roma ieri, oggi e domani” nel giugno del 1994.
Dallo scarno racconto emerge la figura di Michele Bolgia in tutta la sua nobiltà e coraggio. Il suo eroismo non si esaurisce in un unico gesto. L’audacia viene ripetuta notte dopo notte per ogni convoglio di deportati, anche quando egli sa che molti di loro, chiusi nei carri merce, accecati da una speranza, paralizzati dalla paura, non sapranno valersi del suo aiuto. Michele agisce lo stesso e tace; non ne parla nemmeno con i familiari.
Oggi viviamo nell’età della tecnica e della globalità. Un’età, non certo esaltante, il cui solo scopo è il potenziamento di se stessa.
Un’età tutta al presente, che non svela verità, che si limita semplicemente a funzionare e il sipario abbassato davanti al quale lo sguardo si arresta, non permette di conoscere dove si stia andando.
Lo spettacolo si svolge sul proscenio, davanti al sipario chiuso ed è uno spettacolo di cinico affarismo. Lo recitano attori in maschera per nascondere la loro pochezza, la loro miseria interiore. Con pretesti ideologici e persino religiosi le maschere accendono guerre e rivolte per fini propri, limitati nel tempo; un tempo che non è storia ed è quindi privo di senso. Per questi stessi fini le maschere fingono di non vedere le tragedie che tutt’ora investono l’umanità.
Vorremmo che i giovani non si perdessero nel presente. Ed è per ciò che a loro affidiamo le gesta e la memoria di Michele Bolgia, eroe schivo degli anni bui.
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