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ORBETELLO al confine con la cultura. Il fascino della laguna offuscato dal degrado e dall’incuria. Ma c’è un’idea.

E’ il titolo che possiamo leggere sulla pagina 8 de “La Nazione” di mercoledì 10 febbraio 2010: Campionato Giornalismo – Cronisti in classe – 2009 – 2010. Lo spunto per l’ideazione del progetto è nato dal tema della “Festa della Toscana 2009”.

Si tratta di una pagina realizzata dagli alunni della classe 3° della Scuola Media Statale “Don Lorenzo Milani” di Orbetello, egregio lavoro di venti ragazzi, seguiti dall’insegnante Anna Genovesi, da Andrea Butelli per la parte tecnologica e dalla dirigente Nunzia Squittieri.

In conclusione, i ragazzi presentano alla comunità la loro “Città ideale”. Un progetto che vuole trasformare la nostra cittadina in un fiorente centro culturale, con tutta una serie di obiettivi che coinvolgono strutture e spazi oggi fatiscenti, come la polveriera Guzman, la Rocca spagnola , il parco delle crociere, il palazzo del Frontone, con l’auditorium, i locali sulla porta di Medinacoeli, spazi nei pressi della Canottieri, ecc.

Le indicazioni sono particolari e molto interessanti: musei d’arte, mestieri dimenticati, incontri fra culture, la casa della letteratura, la casa del cinema e del teatro, incontri tra generazioni per parlare di storia e per la conservazione della memoria, gli impianti sportivi, ecc.

Il lavoro ha avuto diverse fasi di svolgimento: l’individuazione e la fotografia dei luoghi e degli edifici, le ricerche storiche attraverso i documenti, le interviste a persone anziane che hanno spiegato come erano una volta i luoghi e gli edifici interessati. Tutto ciò ha permesso di realizzare delle rappresentazioni contenenti la descrizione dei siti, la funzione che dovrebbero avere, le interviste, le fotografie, i disegni, e grandi mappe elaborate dai ragazzi che mostrano com’era Orbetello e come vorrebbero che fosse.

Quali conclusioni possiamo trarre da un lavoro tanto attuale e interessante come questo?

Per quanto mi riguarda lo ritengo un forte grido di allarme, un richiamo imperioso alla comunità, ai cittadini, agli amministratori, ai partiti politici; una critica senza dubbio positiva e, soprattutto, illuminante, perché viene da venti ragazzi della Scuola Media, che sicuramente riponevano nei confronti dei “grandi” delle aspettative che non si sono avverate.

Forse non riescono nemmeno a comprendere il perché ciò sia accaduto e stia ancora accadendo.

E, forse, è arrivato il momento che qualcuno cominci a spiegare loro, senza menzogne e senza scuse, che le classi “dirigenti” che si sono alternate alla direzione del Comune, dal dopo guerra ad oggi, non hanno avuto la competenza e la cultura per fare della nostra cittadina, che ha in se tutti i presupposti, la “Città Ideale” che i ragazzi si aspettavano.
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ORBETELLO - La Maremma nella poesia (Donadel)

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Pubblichiamo un’altra bella poesia di quel Donadel, senza dubbio, un grande conoscitore della Maremma e della nostra zona, di cui purtroppo, non siamo riusciti a capire chi si nascondeva dietro questo pseudonimo.
La nostra speranza è che ci sia qualche studioso, o altra persona, che sa chi era questo personaggio e ce lo comunichi.

O T T O B R E

Bianca la lumachella è su la prata
Ottobre già ritorna, col pallore
di qualche primavera tramontata,
in gran languore

L’asfodelo de ‘l poggio s’è sfaldato.
La nebbia si raggruppa su Monteti.
Zirla il tordo, ne ‘l vespro, ritornato
ne gli oliveti.

Brume le porche a i piani di Burano
vaniscono a la gran fumèa rossastra.
Fende, la sera, il volo de ‘l germano
l’aria salmastra.

Colma la solitudine è la sera.
Il colombo patulla ne la macchia.
Nell’aria vespertina, alta la schiera
de i corvi gracchia.

La sera ha i suoi richiami e la sua pace
misteriosa. Il canneto ha la sua voce.
Ne l’infinita immensità capace
e senza foce,

l’anima che sogno, che ancora spera
attinge ad un’insolita bellezza.
Ottobre, è la tua morta primavera
che dà l’ebrezza.

Come se di viole un po’ passate
il fiato dell’ottobre è un po spento.
Mi passa fra le tende scolorate
un poco lento.

L’anima de ‘l poeta è sempre desta.
Ritornano con lei le spemi antiche.
Culli in dolce sapor la bionda testa
l’ala tua, o Nike!

Capalbio di Maremma, ottobre MCMIV
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ORBETELLO - L’antica ricetta maremmana della settimana (zuppa di femminelle)

ZUPPA DI FEMMINELLE

le-femminelle.jpgLa “femminella” e un piccolo granchio che si pesca in laguna dopo i primi temporali di novembre. Di solito i pescatori le trovano nei “martavelli”, attrezzi di pesca per la catturare delle anguille, nei quali questi granchi, come le anguille, entrano e non possono più uscire. In questo periodo, le “femminelle” sono colme di uova. E’ una pietanza molto gustosa.
Pur trattandosi di una ricetta semplice, si deve dire che le complicazioni arrivano per la difficoltà a reperire le femminelle, che si trovano nelle lagune e solo per il breve periodo novembre-dicembre.
Tuttavia, mi piace pubblicarla, per l’antica tradizione che si porta appresso. Infatti, nel breve periodo di pesca di questo piccolo granchio, che un tempo non si vendeva come avviene oggi, per le famiglie dei pescatori di Orbetello, ma anche per altre famiglie di operai e contadini, era una pietanza assai diffusa.

Ingredienti:

Un kg. di femminelle
Un bicchiere di olio di oliva
Cipolla, aglio, sedano e prezzemolo (abbondanti)
Un pezzo di peperoncino piccante
250 g. di pomodori pelati

Togliere le chele e le zampe alle femminelle e lavarle molto bene.
Mettere al fuoco un tegame a bordi alti, con il bicchiere di olio d’oliva e il trito di cipolla, aglio, prezzemolo e sedano e quando queste verdure sono appassite aggiungere il peperoncino piccante, le femminelle, i pomodori pelati, un po’ d’acqua e poco sale.
Lasciare cuocere il tutto per circa venti minuti e poi servirla nei piatti dove erano state collocate delle fette di pane abbrustolito.

Col tempo, sono venute fuori delle varianti, con l’aggiunta di qualche patata a tocchetti e di qualche cimetta di cavolfiore, da aggiungere al soffritto un po’ prima delle femminelle.

FONTE DELL’IMMAGINE: www.taccuinostorico.it

Orbetello - Tre soldi per un Carnevale di inestimabile valore

pagliaccio.jpg

Sono felice che il nostro Carnevale, quello da Tre Soldi, sia uscito dal suo stato di torpore e sia tornato, se pur in toni molto meno accesi, ad accompagnare le domeniche orbetellane.
Tutto ha una fine, così come questa manifestazione, che richiamava gente da ogni dove, ebbe la sua tempo fa. E tutto ha un inizio, così come questa ricorrenza, colorata e “rumorosa”, ha avuto domenica scorsa.
Un nuovo inizio, certamente dai toni un po’ più sbiaditi rispetto a quelli luccicanti dei tempi che furono, quale preludio di una rinascita che coinvolga in toto la nostra comunità.
Ho visto persone mascherate. Ho sentito la musica. C’è stato lavoro per la preparazione di qualche carro…
Colori. Suoni. Energia…

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Perchè i nostri bambini crescano con la dolce magia dello zucchero filato e la leggerezza dei palloncini colorati, complimenti a chi
con entusiasmo ha dimostrato di crederci ancora.
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Ludovica Ambrogetti

Ed Orbetello non c’era…Neppure ad ascoltare…

Sabato 30 gennaio 2010 alle ore 10.00, presso la Sala Cinema Tirreno di Borgo Carige – Capalbio, si è tenuto l’incontro “Energie Rinnovabili e Risparmio Energetico – Nuove sfide e concrete opportunità”. Incontro al quale hanno partecipato il sindaco di Capalbio, Luigi Bellumori, il Presidente della Provincia di Grosseto, Leonardo Marras, l’assessore all’Ambiente del Comune di Capalbio, Giacomo Uccelletti, il Responsabile all’Urbanistica del Comune di Capalbio, Arch. Giancarlo Pedreschi, il Segretario Nazionale di Legambiente, Angelo Gentili, il Direttore di Solaria s.r.l, Francesco Pugliese, l’Assessore Tutela Ambiente ed Energia della Regione Toscana, Anna Rita Bramerini.

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Una Tavola Rotonda di grande interesse, che ha visto la partecipazione attiva di una buona parte della cittadinanza capalbiese e non solo, a cui è stato presentato il progetto avente come obiettivo la diffusione e l’incentivazione all’uso delle energie rinnovabili e della bioedilizia, in perfetta coerenza con il Protocollo di Intesa per lo Sviluppo delle Energie Rinnovabili, sottoscritto dalla provincia di Grosseto con tutti i 28 Comuni, le Associazioni di Categoria, la Camera di Commercio ed i Sindacati. Il Protocollo, a cui seguirà la firma di un Accordo Unico di Pianificazione con tutti i Comuni per adeguare i propri strumenti urbanistici ed accelerare la realizzazione degli interventi in materia di rinnovabili ed efficienza energetica e l’approvazione (si prevede entro marzo) del nuovo Piano di coordinamento territoriale (Ptc), costituisce un passo fondamentale verso una nuova prospettiva di sviluppo, ponendo Grosseto tra le prime province a puntare nella cosiddetta Green Economy.

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«Con la sottoscrizione del protocollo - ha sottolineato il presidente della provincia, Leonardo Marras - si apre una nuova prospettiva di sviluppo (..). Il nostro fine è quello di favorire lo sviluppo della produzione da fonti rinnovabili, ma anche di attrarre investitori intenzionati a produrre tecnologie e componentistica. La competitività di un territorio, in tal senso, si misura anche sulla capacità di rispondere tempestivamente agli input imprenditoriali».
In una fase storica di economia, mai come questa “nera” perché incentrata totalmente sull’uso del petrolio ed anche, intuitivamente, non affatto rosea… pensare speranzosamente “verde”, non può che rappresentare un ottimo punto di partenza per iniziare a guardare avanti.
E Capalbio pensa verde: il Consiglio Comunale, che già approvato all’unanimità l’adozione dell’art. 100 del P.R., circa gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, si disporrà, brevi tempore, di un Ufficio che si occupi in modo specifico di Energia a trecentosessantagradi, darà vita ad un processo di audit per lo screening energetico che evidenzi le maggiori criticità nel proprio parco edilizio, lavorerà alla stesura di un Regolamento sulla Bioedilizia, favorendo specifici, puntuali interventi di nuova costruzione e recupero.

energie_rinnovabili12453995891.jpg

Ci sarà molto da lavorare e certamente il ridente paese medievale, placido ed assolato, “caparbiamente” lo farà: l’Amministrazione è energeticamente propositiva ed efficacemente fattiva; la popolazione è interessatamente partecipativa ed amorevolmente legata al proprio territorio.

Ed Orbetello???
Ai posteri l’ardua sentenza, verde sperando che, a questi, sic stantibus rebus, sia ancora data la possibilità di esserci…

Ludovica Ambrogetti

ORBETELLO - La vignetta della settimana.

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ORBETELLO - Il Carnevaletto da 3 soldi.

Anche quest’anno il “Carnevaletto da 3 soldi” orbetellano è al via e sembra, dall’entusiasmo che ho visto oggi incontrando alcuni organizzatori, che le cose si siano incamminate sul binario giusto e quindi, nei prossimi anni, potremo forse riammirare i bei carri allegorici che allietavano le sfilate del carnevale lungo il corso orbetellano.
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Ci preme ripetere, brevemente, la storia di questo nostro carnevale, vanto della nostra comunità, che per ignavia e mancanza di volontà politica, improvvisamente cesso la propria attività
Dunque, per ritrovare le origini del “Carnevaletto da 3 soldi”, dobbiamo fare un salto nel passato di 58 anni, quando questa famosa e importante manifestazione prese il via, grazie alla passione e alla volontà di un gruppo di concittadini, che si rimboccarono le maniche e lavorarono come muli.
Col passare degli anni malgrado la poca attenzione che le autorità dedicavano all’importante manifestazione per i presupposti positivi, economici, culturali, che si portava dietro, diveniva sempre più apprezzato e seguito dai concittadini e da una grande folla di appassionati proveniente da tante parti d’Italia.
Il lavoro degli organizzatori e di tutti coloro che costruivano i carri, che di anno in anno erano sempre più belli e interessanti, andava di pari passo con la professionalità che gruppi importanti di cittadini acquisivano e che era diventata un vanto per la nostra città.
Da anno scorso, un folto gruppo di concittadini, con il patrocinio del Comune di Orbetello, si sono rimessi a lavorare ed hanno ripristinato questa importante tradizione, che ancora non ha raggiunto la grandezza di una volta, tuttavia, sono state ricreate basi forti, che fanno bene sperare per il futuro del “Carnevaletto da 3 soldi”.
Domani parte questa seconda edizione della rinata manifestazione e già si notano miglioramenti sensibili nei confronti di quella dell’anno scorso.
Un doveroso ringraziamento a questo gruppo di concittadini, che con tanto coraggio e tanta volontà hanno ridato vita all’importante manifestazione, un augurio sincero per il suo futuro e una sollecitazione ai cittadini perché partecipino alle sfilate e, soprattutto, sostengano questa iniziativa perché divenga, come una volta, un vanto per la nostra comunità.

ORBETELLO: 27 GENNAIO 2010 - GIORNO DELLA MEMORIA.

giorno-della-memoria-2010.jpgMichele Bolgia, nato a Roma il 14 marzo 1894, trucidato dai nazisti alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944, discendente di una vecchia famiglia orbetellana, il cui padre emigrò a Roma per motivi di lavoro.
Ferroviere a Roma, di servizio alla Stazione Tiburtina, durante i turni di notte, coraggiosamente, spiombava i carri merce pieni di deportati italiani che i nazisti trasportavano in Germania, nei loro campi di sterminio.
Giovanni Bolgia, fratello del nonno del nostro eroe, ventenne, nel 1860 si imbarcava a Talamone con i Mille di Giuseppe Garibaldi per partecipare alla famosa spedizione in Sicilia. Un filo invisibile, forte ed importante, lega i due personaggi alla storia italiana e ci permette di comprendere fino in fondo la figura grande del nostro Michele.

__________________________
michele-bolgia.jpgNel 2004, Il Circolo Culturale Orbetellano “Gastone Mariotti” ricordo ad Orbetello Michele Bolgia con una bella manifestazione e con la pubblicazione di un interessante opuscolo, del quale trascriviamo l’introduzione:
Il 1900 è stato uno dei secoli più contraddittori e convulsi dell’umanità. Un secolo di grandi illusioni, di utopie, di ideologie contrastanti e devastanti, che hanno scosso e insanguinato la storia con guerre epocali e incredibili orrori.
Scelte avventate e bellicose precipitarono l’umanità nell’inferno di una guerra, che si diceva breve, voluta dalla prepotenza di voler sottomettere il mondo ad ideali aberranti. Scelte sbagliate che si rivelarono ben presto persino a coloro che avevano conservato sino a quel momento entusiasmi ed illusioni. La guerra non fu breve ma lunga, molto lunga, e il mondo fu precipitato nel baratro.
Su questo fondale si proietta la tragica storia della famiglia di Michele Bolgia narrata con semplicità dal figlio Giuseppe e pubblicata dalla Rivista “Roma ieri, oggi e domani” nel giugno del 1994.
olocausto-3.jpgDallo scarno racconto emerge la figura di Michele Bolgia in tutta la sua nobiltà e coraggio. Il suo eroismo non si esaurisce in un unico gesto. L’audacia viene ripetuta notte dopo notte per ogni convoglio di deportati, anche quando egli sa che molti di loro, chiusi nei carri merce, accecati da una speranza, paralizzati dalla paura, non sapranno valersi del suo aiuto. Michele agisce lo stesso e tace; non ne parla nemmeno con i familiari.
Oggi viviamo nell’età della tecnica e della globalità. Un’età, non certo esaltante, il cui solo scopo è il potenziamento di se stessa. olocausto-6.jpgUn’età tutta al presente, che non svela verità, che si limita semplicemente a funzionare e il sipario abbassato davanti al quale lo sguardo si arresta, non permette di conoscere dove si stia andando.
Lo spettacolo si svolge sul proscenio, davanti al sipario chiuso ed è uno spettacolo di cinico affarismo. Lo recitano attori in maschera per nascondere la loro pochezza, la loro miseria interiore. Con pretesti ideologici e persino religiosi le maschere accendono guerre e rivolte per fini propri, limitati nel tempo; un tempo che non è storia ed è quindi privo di senso. Per questi stessi fini le maschere fingono di non vedere le tragedie che tutt’ora investono l’umanità.
Vorremmo che i giovani non si perdessero nel presente. Ed è per ciò che a loro affidiamo le gesta e la memoria di Michele Bolgia, eroe schivo degli anni bui.

ORBETELLO - La Maremma nella poesia (1646. Assedio di Orbetello)

assedio-di-orbetello.jpgQuesta settimana, anche se si tratta sempre di poesia, vorrei uscire dal solito schema della “Maremma nella poesia” e pubblicare QUATTRO dei tanti componimenti risalenti al 1646, durante il famoso assedio di Orbetello da parte dell’esercito francese, durato 73 giorni, trovati presso la Biblioteca Nazionale di Parigi.
Si tratta di poesie, sonetti, versi spezzati e sdruccioli, che oltre ad aver sollevato una certa curiosità, confermano diverse notizie citate da coloro che hanno scritto dell’assedio e ne forniscono altre che permettono un approfondimento dell’avvenimento.
Sollevano, inoltre, una serie di interrogativi:
Chi fu o chi furono gli autori?
Come e con quali mezzi venivano fatte recapitare agli assedianti?
Come sono finite alla Biblioteca Nazionale di Parigi?
Mentre non sarà mai possibile trovare gli autori, possiamo tentare di fare delle ipotesi sugli altri interrogativi.
Si sa che durante l’assedio furono concordate delle brevi tregue per raccogliere i propri morti e feriti e che in quelle occasioni gli assediati incontrarono gli assedianti; si dice che oltre a conversare ci fosse stato anche qualche scambio di doni, fra cui vino e generi alimentari.
E’ perciò possibile che qualche ufficiale francese possa avere ricevuto, in una di queste tregue, dagli assediati usciti per il recupero dei morti e dei feriti il carteggio contenente i tanti componimenti, che successivamente, insieme a tutte le carte relative alla spedizione Francese per la conquista dello Stato dei Presidi, siano state portate presso qualche Caserma militare e successivamente depositate presso la Biblioteca Nazionale di Parigi.
L’atra ipotesi, forse più verosimile, è quella della scoperta del carteggio contenente questo materiale in qualche scaffale di qualche caserma o ufficio pubblico da parte dei francesi nel 1800, quando occuparono il piccolo Stato dei Presìdi, amministrandolo per alcuni anni.
Il carteggio, prelevato da qualche militare, o civile al seguito delle truppe francesi, veniva portato in Francia e depositato presso la Biblioteca Nazionale di Parigi.

SONETTI DIVERSI FATTI SOPRA I FRANCESI, SPAGNOLI E PRINCIPE TOMMASO PER L’ASSEDIO DI ORBETELLO, CURIOSI

Il crudo artiglio che ti fere, e fura
Volger altrove i tuoi pensier procura
Per far le genti tue liete e contente.

Il freno dell’Etruria havere in mano
Goder della Toscana i vaghi frutti
Sol certo lice al regnatore Ispano

Oltre a l’Alpi ritorno, e con gran lutti
Dispiega al Regge tuo fiero in humano
Non ponno una Gatta i Galli tutti.
____________

SONETTO ITALIA PARLANTE

Barbaro Gallo à che portarmi in seno
Guerra crudel da clima si lontano
A che turbar col tuo furore insano
dell’antica mia pace il bel sereno.

Barbaro à che vantar di pormi il freno
E dal mio ciel dar bando al Giove Ispano
Se sai per prova che si spera invano
L’attacco di tuoi gigli al mio terreno:

Odio più te che l’Ottomana Luna
E godo ogn’or di vedermi ogn’ora intorno
La Regia di Filippo Aquila buona.

Và dunque altrove, e senza far ritorno
Vattene a maledir la tua fortuna
Ch’una sol Gatta mia può farti scorno.

_________________

SONETTO A FAVORE DEI FRANCESI

Hoggi il braccio del Gallo ardito, e fiero
Pugna vince percuote urta, e sbaraglia
Onde rocca non è, non è muraglia
che scampi hormai l’intimidito Ibero.

Più non è lo Spagnol forte guerriero
Ma quasi al vento inarida paglia
Freme paventa, e spaventato caglia
Cader veggendo il suo perduto Impero.

Hor della bella Italia i ceri Regni
Sfortunato Spagnol lasciar bisogna
Si ha fine ai Francesi i tuoi disegni

Già perso è Portugallo, e Catalogna
Dunque dove fuggir misero disegni
Nella mercè fosti ò che vergogna.
_____________

SONETTO DI RISPOSTA DEGLI SPAGNOLI

Hoggi diventa il Gallo ardito, e fiero
Ma con l’astuzia uccide, urta sbaraglia
Non con il ferro vince ogni muraglia
Mercè à Ribelli del Monarca Ibero.

Non teme lo Spagnol forte guerriero
Furia francese, che d’accesa paglia
Sembra fugace fuoco, ne mi caglia
Fra tante insidie il glorioso Impero.

Non son Galli, perse di Spagna i Regni
Lasciar loro in Italia a te bisogna
Antica sepoltura a’ tuoi disegni.

Si perduto ho Portugallo. e Catalogna
Perfidia è, e non valor, e che disegni
Vincer sempre con frodi oh che vergogna.
________________

ORBETELLO - L’antica ricetta maremmana della settimana.

PASTASCIUTTA COI “GELLETTI O CASSETTONI”

galletto-1.jpgIl “Galletto o Cassettone” è un bivalve dal guscio massiccio, solcato da profonde scannellature, di colore degradante dal crema al marrone al grigio scuro (chiamato anche Cuore di laguna per la sua forma).
Un tempo ormai lontano, se ne raccoglievano molti in laguna. Venivano venduti da ambulanti che giravano per le vie della cittadina con un carretto sul quale tenevano secchi pieni di questi molluschi.

Anche se non è più numeroso come una volta, in laguna c’è sempre. Purtroppo, non si raccoglie più perché i fanghi, dove vive, non sono puliti come un tempo.

Lo scopo per cui propongo la ricetta è quindi quello di mettere in evidenza, come per tutte le ricette pubblicate, le tradizioni culinarie della mia terra. Tuttavia, ci sono in commercio molluschi abbastanza simili, per cui, chi volesse provare la ricetta, anche se non sarà quella originale, potrà farlo acquistandoli.

Ecco la ricetta:

Farli aprire in una pentola con poca acqua a fuoco basso e togliere quindi dalle valve la parte edule.
Fare un soffritto con olio, peperoncino, prezzemolo, aglio e, appena imbiondito, mettere nel tegame i galletti, un po’ di acqua di apertura dei gusci ben filtrata. Aspettare che si insaporiscano bene e che gran parte del liquido evapori.
Il sugo così preparato si versa sugli spaghetti cotti al dente.

Con lo stesso procedimento si può fare la stessa salsa con l’aggiunta di pomodoro passato, che viene messo nel tegame insieme ai galletti.

In entrambi i casi, si gustava un eccellente e squisito piatto.

Fonte dell’immagine: www.MondoMarino.com


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